LA TRAPPOLA DELLA LIQUIDITA’ – I RISCHI –

«È possibile portare un cammello all’abbeveratoio, ma non lo sitrappola della liquidità può costringere a bere». Una delle massime più celebri degli economisti keynesiani negli anni trenta era utilizzata per fotografare la cosiddetta trappola della liquidità. Durante la Grande Depressione del ’29, in America, il tasso di interesse nominale raggiunse la parità e la temibile trappola – costo del denaro a zero senza effetti sulla ripresa economica – scattò inesorabile. Oggi siamo in pratica molto vicino a quei parametri…

Lo stesso accadde nel Giappone della Grande Deflazione negli anni novanta. Gli Stati Uniti di oggi sembrano correre lo stesso rischio: i tassi sono stati abbassati dalla Federal Reserve a una banda di oscillazione compresa tra 0 e 0,25 per cento. L’inglese John Maynard Keynes (1883-1946), uno dei padri dell’economia moderna, utilizzava la curva della preferenza per la liquidità proprio per dimostrare l’inefficacia della politica monetaria nelle situazioni in cui il mercato si dimostra poco reattivo alle variazioni del tasso d’interesse. In questo caso l’economia esprime una capacità produttiva lontana da quella potenziale nonostante un costo del denaro talmente basso da stimolare, almeno in teoria, consumi e investimenti. In parole povere: tassi troppo bassi, investimenti in frigorifero, prevedibile ulteriore frenata per un’economia già debole, redditi in calo, consumi sempre più ridotti in attesa di tempi migliori. Che possono anche tardare ad arrivare. Ma cosa c’entra l’Europa e perché il presidente della Banca centrale europea, Trichet, dice di temere un eccessivo abbassamento dei tassi? Le banche, in un simile contesto, preferiscono decisamente la liquidità e finiscono per non fare circolare il denaro all’interno del sistema economico. Che va in asfissia. Attualmente gli istituti di credito europei detengono presso la Bce circa 300 miliardi di depositi nonostante la bassa remunerazione. Oggi, contemporaneamente al ribasso del tasso al 2%, è stato ridotto all’1% quello sui depositi, mentre il tasso marginale è stato mantenuto al 3 per cento. Si è voluto aprire così un “corridoio monetario” (differenza fra il tasso sui depositi e quello marginale sugli impieghi o finanziamenti) pari a 200 punti base (2%). Un provvedimento che dovrebbe servire proprio, facendo diventare più conveniente l’immissione di liquidità sul mercato, a evitare che i signori del credito tengano il denaro parcheggiato. Prima dell’inizio della crisi finanziaria e del credit crunch i depositi bancari alla Banca centrale di Francoforte erano ridotti al lumicino: circa 1 miliardo. Tornando alla trappola della liquidità, come uscirne? Se la politica monetaria è inefficace, la ricetta keynesiana classica suggerisce di stimolare l’economia attraverso la politica fiscale, proprio quello che sta succedendo oggi in mezzo mondo per fare fronte alla brusca frenata dell’economia seguita alla crisi finanziaria e al razionamento del credito. Una riduzione di tasse o un aumento di spesa pubblica possono riavvicinare il reddito al livello di pieno impiego. Più recentemente il premio Nobel Paul Krugman proprio durante la caduta dell’economia giapponese propose, invece, un modello dinamico per interpretare la trappola della liquidità: gli agenti economici prendono delle decisioni che riguardano non solo il presente ma anche il futuro, anello mancante dei modelli keynesiani della prima generazione. Una trappola della liquidità può verificarsi se la crescita attesa dell’economia è negativa. In questo caso, come si diceva, la propensione è a risparmiare oggi per poter consumare anche domani, quando il reddito potrebbe essere perfino più basso. La terapia, allora, secondo Krugman potrebbe essere una politica monetaria attiva che generi aspettative di inflazione.

da: ‘Mutui Italia’ del 2009

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